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L’Inno di Mameli andrebbe IMPARATO prima che CONTESTATO

luglio 20, 2008

A dimostrazione di come sia urgente trovare un minimo comun denominatore per rilanciare da ogni punto di vista l’Italia, una notizia di oggi. Che non è il gestaccio rivolto all’Inno di Mameli di Umberto Bossi (ministro della Repubblica e dipendente degli italiani, tutti, che gli pagano da un sacco di tempo un più che lauto stipendio) quando il commento del signor Farina Renato, neo assunto alle dipendenze del Popolo italiano, obbedienza del “Popolo delle Libertà”, dopo essere stato alle dipendenze di altri organismi col nome in codice “Betulla”.

 

BOSSI: FARINA, INNO? ROMANOCENTRICO E SCELTO DA RSI

“Bossi non se l’è presa con l’Italia ne’ con i simboli della Patria ma con una strofa dell’Inno di Mameli dove si esalta non tanto l’unità nazionale ma Roma. Dunque Bossi non deve chiedere scusa di nulla: ha voluto polemizzare con questa retorica risorgimentale romanocentrica che il popolo lombardo e veneto, ma anche quello meridionale, non hanno mai digerito”. Renato Farina, deputato Pdl aggiunge: “Capisco La Russa, ma penso non debba confondere le parole di un inno con l’essenza di una nazione”. “Quanto ai democratici che si fanno paladini dell’Inno – prosegue – vorrei chiedere se concordano con quest’altra strofa dove Mameli ci fa cantare così ‘I bimbi d’Italia/Si chiaman Balilla’. Forse più che polemizzare con Bossi si tratterebbe di fare davvero i conti – aggiunge – con un inno più patriottardo che davvero patriottico. E non dimentico neanche che fu scelto come inno prima che dall’Italia democratica dalla Repubblica sociale, una realtà che io rispetto molto, ma qualche problema ideologico lo presenta pure”.

A Smentire il duo Bossi-Farina basta una semplice osservazione alla portata di tutti: guardate chi ha firmato a tutt’oggi per la nostra iniziativa riguardo il 4 novembre: la stragrande maggioranza è di cittadini del Piemonte e della Lombardia, terre – a detta di certi licenziandi stipendiati con le casse pubbliche – poco inclini alla “retorica patriottarda, risorgimentale e romanocentrica”. I nemici peggiori – come insegna anche l’esperienza della Grande Guerra – sono sempre quelli interni…

FABIO ANDRIOLA

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One comment

  1. Non posso che concordare con l’ottimo Andriola.Questa rivista è davvero una mosca bianca(ce ne vorrebbero migliaia).Chi scrive pur essendo tendenzialmente “destrorso” fatica molto a riconoscersi in certi personaggi che si autodefiniscono di destra….Probabilmente una destra grettamente localistica,una destra dell’Ancient Regime,una destra reazionaria, sanfedista,antinazionale ed antirisorgimentale,liberale solo a parole, bottegaia , attenta solo al proprio particulare.Scritto da uno che di sinistra(marxista o postmarxista che sia)non è di certo.



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